mercoledì 27 maggio 2009

Il Castello di Duino


A partire dall'899 e fino all'anno 1000 gli Ungheri, feroci arcieri mongoli, dilagavano per la pianura friulana compiendo sanguinose scorrerie. I regnanti dell'epoca si preoccuparono allora di fortificare il Friuli con la costruzione di castelli infeudati ai loro vassalli tedeschi così come fecero anche il Patriarca di Aquileia ed il Vescovo di Trieste al fine di costituire un minimo di difesa per proteggere i loro feudi. 
Così come successe per il Castello di S. Servolo, fu, probabilmente, in questo contesto storico che sorse il Castello Vecchio di Duino a 40 metri di altezza su uno sperone roccioso 500 metri ad occidente dell'attuale maniero, quasi alle foci del Timavo. 
Dai suggestivi ruderi sopravvissuti al tempo e all'uomo si deduce che il vecchio castello fosse costituito da una torre quadrata di due o tre piani, con scale in legno che adducevano ai livelli superiori, circondata da mura merlate che seguivano il margine della rupe. 
In un angolo c'erano una cisterna per l'acqua piovana, una costruzione in muratura quasi del tutto distrutta e quasi certamente delle tettoie in legno per riparare gli animali. La rupe era collegata alla terraferma da una stretta cresta di roccia delimitata da un muro che rendeva ancora più angusto il passaggio. E' evidente come questa rocca, concepita in modo spartano e su una superficie limitata, fosse imprendibile.
Incerte sono le notizie sui Signori di Duino che pare fossero feudali del Marchese d'Istria prima e del Patriarca di Aquileia poi. I Duinati non avevano grossi titoli nell'aristocrazia dell'epoca ma crebbero di importanza fino a possedere un vasto terreno carsico che si spingeva fino a Fiume.
La storia ci consegna Ugone VI di Duino, personaggio carismatico e avventuriero. 
Dopo essere stato Capitano dei Conti di Gorizia, nel 1366 divenne feudale e Capitano dei Duchi di Asburgo. La sua storia si intreccia spesso con quella di Trieste della quale Ugone era un vicino pericoloso ma prezioso. Infatti, durante l'assedio posto alla città dai Veneziani nel 1369, Ugone inviò in soccorso 40 cavalieri che condussero azioni di disturbo in Istria per alleggerire la pressione su Trieste. L'anno successivo, quando la città, oramai allo stremo, offrì dedizione ai Duchi d'Austria per non cadere nelle mani dei Veneziani, Ugone mise a disposizione degli Asburgo ben cento cavalieri con seguito di paggi, fanti e palafrenieri. Quando, nel 1382, Trieste si diede definitivamente all'Austria di Leopoldo, Ugone fu nominato Capitano della città e mantenne la carica fino alla sua morte (1391). Nel 1389 ottenne dal Duca Alberto d'Austria il permesso di erigere il nuovo castello.
Alla sua morte castello e feudo passarono alla famiglia dei Walsee cui apparteneva Romberto che sposò la figlia di Ugone, Cattarina. Fu questa potente famiglia Sveva, fedele agli Asburgo, che terminò di edificare il nuovo castello nel XIV sec. sulle rovine di un avamposto romano.
Le primitive strutture del nuovo castello sono pressoché scomparse.
Nel 1470 resistette ad un cruento assalto dei Turchi.
Nel 1472 i Walsee cedettero il castello all'Imperatore Federico III d'Asburgo. Nel 1508 i Veneziani si impossessarono del castello che ritornò tra i possedimenti della Casa d'Austria quando l'Imperatore Massimiliano lo riconquistò e ne fece la sede per il suo Capitano. Entrarono così nel castello gli Hoffer. Con la morte di Mattia Hoffer in battaglia nel 1587, il castello passa a Raimondo VI della Torre che ne sposa la figlia Ludovica e, alla morte di questa, la sorella Chiara.
Il nuovo signore faceva parte di una potente famiglia lombarda di banchieri che deteneva il monopolio del servizio postale nell'Impero. Un ramo di questa famiglia è tuttora proprietario del Castel Tasso di Vipiteno che ho visitato recentemente e di cui scriverò in altro post.
Nel 1653 il castello diventa interamente proprietà dei Torriani quale riscatto per un grosso prestito fatto all'Imperatore. Il feudo che ne dipendeva era piuttosto ampio con una sessantina di villaggi carsici.
Nel 1783 moriva l'ultimo dei Torriani senza lasciare eredi maschi. La figlia sposava il Principe di Hohenlohe e il castello passò ancora di mano per circa un secolo quando la Contessa Maria di Hohenlohe convince il marito, Principe Alessandro di Torre e Tasso ad acquistarlo dalla suocera.
Alla fine dell'800, quindi, il vessillo dei Torriani tornava a sventolare sull'antica torre romana. A questa famiglia si devono i più imponenti lavori di ristrutturazione del castello che, soprattutto nel XVII secolo, trasformarono il maniero da edificio bellico in dimora principesca.
Il prestigio della famiglia nel corso dei secoli fu accresciuto dalle unioni con le più importanti casate europee: dai Gonzaga di Mantova ai reali di Grecia e Danimarca; dai Bonaparte agli Zar di Russia e ai reali d'Inghilterra. 
Nel 1917 il castello subì un pesante bombardamento da parte delle artiglierie italiane che distrussero buona parte dei suoi antichi edifici. Negli anni Venti venne ricostruito rispettando la sua architettura originale.
Parte delle scuderie e delle foresterie è stato ceduto al Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico.
Come ogni castello che si rispetti, anche Duino ha una leggenda da raccontarci, una leggenda legata al vecchio maniero. 
La leggenda della Dama Bianca. Quest'ultima era la sposa di un signore crudele e violento che, un giorno, in un impeto di collera, la scagliò giù dalle mura del vecchio castello. Ma il Cielo non permise che la sventurata si sfracellasse sulle sottostanti rocce e la trasformò in pietra. Alla base della rupe c'è, difatti, ben visibile dal mare, una roccia dalle forme di donna velata in atteggiamento mesto. 
La leggenda continua raccontando che alcune notti la Dama Bianca si rianimi e vaghi disperata per i ruderi del castello cercando la culla del suo bambino.
Un'altra storia è legata allo scoglio di Dante che si trova nell'insenatura tra il vecchio ed il nuovo castello e che, con la bassa marea, si raggiunge per mezzo di una stretta lingua di roccia. 
Pare che su questo scoglio venisse a meditare il sommo poeta nel periodi in cui sarebbe stato ospite dei Signori di Duino.
Mentre del soggiorno di Dante non v'è certezza, un fisico riporta nel 1764 una curiosa notizia. Sulla torre del vecchio castello c'era un fante di guardia che aveva il compito di avvistamento dei battelli che accedevano al canale del Timavo e di segnalazione delle tempeste. Quando queste ultime si manifestavano in lontananza, la sentinella suonava una campana per avvisare naviganti e contadini. Un giorno la sentinella con la punta della sua alabarda toccò inavvertitamente il filo metallico che azionava la campana sprigionando una scintilla. Al fenomeno assistette per caso un monaco del Convento dei Serviti che, dopo aver riflettuto sul fenomeno, ideò una sorta di rudimentale stazione meteorologica. Sulla torre pose un'asta di ferro appuntita. Di tanto in tanto la sentinella avvicinava la sua alabarda alla punta in ferro; se tra queste due si creava una scintilla era segno di una imminente tempesta e doveva dare l'allarme. 
Ma torniamo alla storia più o meno contemporanea. 
Alla fine del XIX secolo due donne di notevole spessore, Teresa Thurn-Hofer Valsassina e sua figlia Maria von Thurn und Taxis, aprirono il salotto del castello ai migliori nomi dell'arte e della cultura europea contemporanea. E così furono ospiti di Duino i compositori Johann Strauss e Franz Liszt; la Principessa Elisabetta d'Austria (Sissi), L'Arciduca Massimiliano d'Asburgo e sua moglie la Principessa Carlotta del Belgio (proprietari del vicino Castello di Miramare), l'Arciduca Francesco Ferdinando d'Austria poco prima di andare incontro al suo tragico destino a Sarajevo, poeti e scrittori come Mark Twain, Gabriele D'Annunzio, Paul Valéry, Hugo von Hofmannsthale e Rainer Maria Rilke di cui ho già parlato in occasione della visita del sentiero che porta il suo nome. Più recentemente il Principe Raimondo della Torre e Tasso ha ospitato celebri scienziati del vicino Centro di Fisica Teorica di Miramare e, inoltre, il Principe Carlo del Galles e l'Arciduca Otto di Asburgo. Raimondo è stato un personaggio emblematico del suo tempo; idealista e cosmopolita, per primo nell'Adriatico, issò sul suo castello la bandiera dell'Europa Unita e fu uno dei fondatori del già citato Centro di Fisica Teorica di Miramare e del Collegio del Mondo Unito dell'Alto Adriatico.
Il castello oggi è la residenza del terzo Duca di Castel Duino, Carlo Alessandro della Torre e Tasso (Von Thurn und Taxis), che lo ha aperto alle visite 
e ad eventi sociali insieme al magnifico parco con i suoi viali romantici 
decorati con statue e sculture d'epoca, fontane,
terrazze e spalti aperti sull'immensità del mare. 
Le informazioni sugli orari e su come arrivarci le potete trovare nel sito ufficiale del castello.
L'edificio si presenta come una costruzione composita e massiccia, entrando nel cortile del castello 
colpisce subito la svettante torre cinquecentesca cha conserva intatta la sua struttura bimillenaria come attesta la lapide commemorativa di una visita dell'Imperatore Diocleziano nel III sec. d.C.
All'interno del maniero sono visitabili 15 sale con gli arredi, i quadri, gli oggetti preziosi, i libri 
e i ricordi raccolti per secoli che gli conferiscono un'atmosfera elegante e calda.
Il percorso della visita, che dura un'ora e mezza, dà modo di ammirare anche il prezioso pianoforte di Listz.
Un capolavoro di architettura è la scala del Palladio.
Veramente suggestivo è il panorama che si gode dall'alto della torre 
che spazia a 360 gradi dal Carso al mare.
Nella visita al castello è possibile visitare anche il bunker che ha una superficie di 400 mq. per una profondità di 18 mt. 
Fu costruito nel 1943 dall'Organizzazione TODT per la Kriegsmarine tedesca a difesa della base di Sistiana contro un eventuale sbarco alleato. La Venezia Giulia faceva parte della zona di operazioni "Adriatisches Kustenland". Nel 1944 la base di Sistiana accolse la "Kleinkampfmittel Flottille 411" con i suoi sottomarini tascabili Molch (Tritone). Molti abitanti locali, prima che il bunker fosse armato di cannone, si rifugiavano all'interno quando scattava l'allarme per i bombardamenti. Dal 1945 al 1954, il bunker ospitò un deposito carburanti dell'Esercito Inglese. Dal 2006 è stato aperto al pubblico a testimonianza di quei tragici anni.

lunedì 25 maggio 2009

La Torre Apponale di Riva del Garda


La torre Apponale, simbolo di Riva del Garda, s’innalza per 34 metri sul lato est di piazza III Novembre; fu costruita nel XIII secolo con conci in pietra di diverse dimensioni a guardia del porto e della piazza, centro antico di commerci e fiere. Faceva parte della difesa principale della città insieme alla Rocca con la quale, pare, sia stata collegata da una galleria che passava sotto il lago. La torre fu sopraelevata nel 1.555.
Negli anni Venti del secolo scorso la torre fu interessata da modifiche strutturali che portarono a sostituire l’antica copertura a cipolla della torre, di ispirazione nordica che ricordava i tetti dei campanili del nord Europa, con l’attuale tetto. 
Dal 2002, dopo un restauro completo, è possibile ripercorrere da marzo a ottobre i 165 scalini che conducono alla sommità. 
Dalla cella campanaria  si dominano le geometrie della piazza che delimita il molo, la città di Riva e le acque azzurre del Garda.  
Splendida è anche la vista sul dirimpettaio gruppo della Rocchetta.

mercoledì 20 maggio 2009

Castello di Miramare

Ho già accennato in un precedente post alla storia che porta alla nascita di questo splendido maniero ottocentesco, costruito in stile eclettico quale residenza principesca dell'Arciduca Ferdinando Massimiliano Giuseppe d'Asburgo e di sua moglie, la Principessa Carlotta del Belgio.
Il castello si trova immerso in un magnifico parco affacciato sul Golfo di Trieste.
Per visitare l'edificio storico consiglio di accedervi dal Viale dei Lecci ossia dall'ingresso al parco sul livello del mare.
Un comodo parcheggio a pagamento consente di lasciare l'auto poco distante.
Con l'Adriatico alla nostra sinistra ci dirigiamo verso il castello; 
superiamo le scuderie reali adattate a superficie espositiva 
e passiamo sotto un portale che ci immette nel parco. 
Dopo una semicurva a destra, il castello ci si prospetta con tutta la sua magnificenza. 
Man mano che ci avviciniamo, ci colpisce il chiarore delle bianche pietre d'Istria che sono state impiegate per la sua costruzione e che fanno in modo che le sue torri merlate siano visibili da tutto il golfo.
Arriviamo sullo scenografico piazzale antistante l'ingresso al castello; uno sguardo all'edificio prima di iniziare la visita.
Il Museo storico del castello è visitabile tutti i giorni a partire dalle ore 09,00 alle 19,00; il costo del biglietto è di 4 € intero e 2 € ridotto. Per eventuali prenotazione di visite per gruppi potete guardare qui.
Procediamo alla visita del castello che si sviluppa su due dei tre piani dell'edificio. Alcuni nomi delle sale sono linkati a files che permettono un tour virtuale degli ambienti cui si riferiscono. 
All'interno non è possibile fare fotografie; io, comunque, eludendo il controllo dei sorveglianti, ho scattato alcune immagini che corredano questo post.
Atrio.
Il primo ambiente che accoglie i visitatori è l'atrio; alle pareti fanno mostra alcuni ritratti di regnanti tra cui Elisabetta I d'Inghilterra e Maria Stuarda. Appeso al soffitto a cassettoni un lampadario a quattro bracci con decorazioni a forma di ananas che è poi lo stemma del castello ideato dallo stesso Massimiliano. 
Sulla sinistra dell'atrio si apre la moderna biglietteria e il fornito book shop per far posto ai quali si sono sacrificate due stanze (SALA I - Alloggio del maggiordomo e SALA II - Sala delle dame di compagnia) che ho avuto modo di visitare durante la mia prima frequentazione al castello.
Atrio d'onore.
Ambiente ampio e scenografico. Un imponente scalone da accesso ai piani superiori. I parapetti sono di quercia in stile rinascimentale; su di essa fanno mostra sei lampofori-paggi imperiali.
L'atrio prende luce da un'ampia porta-finestra che si apre sul meraviglioso scenario del Golfo di Trieste.
Sala III - La cabina.
Camera da letto di Massimiliano, piccola e razionale come la cabina di una delle sue navi. Tra i tendaggi del baldacchino si ammira un ritratto di Carlotta. 
Da notare anche la stanza da bagno con la vasca ricavata da un unico blocco di marmo.
Sala IV - Saletta Novara.
E' uno degli ambienti più suggestivi dell'intero castello. 
E' la perfetta riproduzione del quadrato di poppa della fregata "Novara" ed era lo studio dell'Arciduca. La sala è arredata con mobili del '700 olandese. Si nota anche uno stipetto indiano dell'800 in legno di canfora con intarsi in avorio ed ebano. Alle pareti ancora ritratti di regnanti tra cui spicca quello dell'Imperatore Massimiliano I d'Asburgo (attribuita al Durer). Tra i quadri c'è anche un opera di Carlotta, si tratta del dipinto della nave "Fantasia". 
Tra i circa tremila volumi che la compongono, alcuni contengono poesie e memorie di viaggio scritti da Massimiliano. Fanno bella mostra i busti marmorei di Omero, Dante, Shakespeare  e Goethe dello scultore Knaurr, una pendola stile Luigi XV e un seggiolone dono delle dame di Praga a Massimiliano.
Sala VI - Saletta da pranzo.
Detta anche saletta azzurra per il colore della tappezziera. I mobili, di notevole fattura, sono olandesi. Interessante è l'orologio a torre.
Sala VII - Lo studio.
Prima stanza dell'appartamento di Carlotta dove si ritirava a suonare il Pianino "Biedermeier". E' presenta anche un settimino francese della fine del XVIII secolo in legno di rosa e, alle pareti, alcuni pastelli tra cui il ritratto di Maria Teresa. Sopra i mobili si possono vedere vasi cinesi in porcellana azzurra e candelabri in bronzo dorato.
Sala VIII - Il boudoir
In questo piccolo ambiente ottagonale, Carlotta amava dipingere e comporre poesie. Alle pareti possiamo ammirare alcune delle sue opere tra cui una piccola tela raffigurante l'isola di S. Giorgio a Venezia. Un grande quadro sulla parete d'angolo ritrae Carlotta in costume brianzolo simile a quello caratteristico di Lucia Mondella dei Promessi Sposi. Anche qui i mobili sono prevalentemente olandesi.
Sala IX - Stanza da letto.
Vi dormiva Carlotta. In questo ambiente, opportunamente adattato, la deputazione messicana offrì la corona del Messico a Massimiliano. Il mobilio era dono della città di Milano ai giovani sposi. Dal soffitto pende un bel lampadario in cristallo di Boemia con i pendagli forgiati a forma di ananas.
Sala X - Lo spogliatoio.
E' un locale di servizio della stanza precedente e ne ricalca lo stile del mobilio. Ad una parete un acquerello di Carlotta raffigurante una veduta di Gerusalemme.
Sala XI - La cappella.
La piccola chiesa, particolarmente intima e raccolta, pare sia stata donata a Massimiliano dalla comunità greca triestina. E' rivestita in cedro del Libano e le figure degli apostoli nell'abside e l'Ultima Cena sull'altare sono opera di Edmund Heinrich. Nei cassettoni al soffitto sono raffigurati la Madonna e i cinque Santi protettori degli Asburgo. Sull'acquasantiera una lapide in marmo nero ricorda la Messa officiata il 6 luglio 1863 in occasione del trentunesimo compleanno di Massimiliano dall'Arcivescovo messicano de Lavastida. I pesanti tendaggi in broccato rosso riportano l'aquila e la corona, stemma imperiale del Messico con il motto "Equità nella giustizia" e l'ananas. I tre cuscini ai piedi dell'altare sono stati ricamati da Carlotta.
Sala XII - Sala della rosa dei venti.
Prende il nome dal quadrante posto sul soffitto che, collegato con una banderuola posta sulla torre del Castello, indicava la direzione del vento. 
La stanza era normalmente adibita a sala da gioco e d'accesso per gli ospiti che provenivano dal porticciolo. Attualmente ospita alcuni quadri della collezione di Massimiliano raffiguranti Venezia; tra questi spicca una rappresentazione dei festeggiamento che Venezia attribuì alla coppia arciducale durante il loro viaggio di nozze.
Uscendo da questa sala ci troveremo di nuovo nell'atrio d'onore da dove accederemo al primo piano.
Scalone e ballatoio.
Sullo scalone due armature tedesche dell'Imperatore Massimiliano I (XV sec.), 
trofei di caccia (tra cui le corna di un enorme cervo. 
Sulle due bifore che danno verso il porticciolo c'è lo stemma di Miramare disegnato dallo stesso Massimiliano: due ancore, due ananas ed una croce con il motto "La speranza è frutto della luce". Al centro del ballatoio, incassato nel pavimento, una vasca circolare con il fondo in cristallo che rende visibile il piano sottostante e quattro draghi in bronzo che "sputano acqua".
Ai lati due mobili dipinti di nero con intarsi in avorio. Alle pareti i dipinti di Federico II di Prussia, Caterina de'Medici, Cesare Borgia e Caterina II di Russia.
A questo punto si lasciano temporaneamente le stanze "storiche" del castello per visitare gli appartamenti del Duca e della Duchessa d'Aosta che hanno soggiornato in questo edificio per un breve periodo. Non ho nulla da segnalare e ritorniamo volentieri ad immergerci nelle atmosfere asburgiche di Massimiliano e Carlotta. Le sale del primo piano erano state progettate in maniera particolarmente sfarzosa  in quanto destinate a diventare le stanze di rappresentanza dell'Imperatore. Massimiliano non riuscì però a vederle compiute in quanto i lavori iniziarono dopo la sua partenza per il Messico da cui non fece ritorno.
Sala XIII - Salotto dei principi.
In questa sala lo sguardo viene attratto da una bassa porta proveniente da un castello del Tirolo. 
Su di un tavolo un bel cofanetto intagliato in osso attribuito ad artigiani genovesi del '400. Su di una colonna il busto in marmo di Maria Luisa d'Orleans, madre di Carlotta. I dipinti alle pareti ritraggono Maria Teresa con alcuni dei suoi sedici figli e Ludovico Vittorio il fratello minore di Massimiliano. Molto bello uno stipetto dell'800 toscano riccamente intarsiato. A partire da questa sala, i disegni dei soffitti vengono riprodotti anche sul pavimento.
Sala XIV - Sala di regnanti.
Destinata ad ospitare gli ospiti, è chiamata così per la presenza dei ritratti dei regnanti contemporanei a Massimiliano. Il letto con le colonnine dorate intagliate è stato un dono dell'Imperatore Napoleone III a Massimiliano e proviene dal Palazzo Vendramin di Venezia. Colpisce anche il tavolino in marmo nero con medaglioni che riproducono vedute di Roma, dono di nozze di Papa Pio IX. Su questo tavolo Massimiliano firmerà l'accettazione della corona del Messico.
E' tra quelle più sfarzose del castello. Molto bello un tavolo sorretto da aquile araldiche messicane scolpite nel legno e due vasche in porcellana cinese. Sul soffitto sono rappresentati gli stemmi reali, ducali e comitali degli Asburgo (anche quello di Trieste). Sopra le porte le vedute del castello di Chapultepec (residenza di Massimiliano nel Messico), la rocca degli Asburgo ed il Castello imperiale di Vienna (Hofburg). I sei ritratti alle pareti raffigurano Francesco Giuseppe, Elisabetta (Sissi), Leopoldo I re del Belgio, Maria d'Orleans (questi ultimi genitori di Carlotta), Napoleone III Imperatore di Francia e la moglie Eugenia di Contico.
Sala XVI - Sala delle conversazioni.
Altra sala molto sfarzosa. Alle pareti ancora ritratti di personaggi importanti: Ferdinando II di Borbone Re delle Due Sicile, la sua seconda moglie Maria Teresa d'Austria, Ernesto di Sassonia Coburgo-Gotha, Leopoldo I Re del Belgio. I padroni di casa sono raffigurati in due importanti medaglioni aulici opera del pittore Heinrich. Sopra le porte vedute del Castello di Miramare e del suo parco, di uno chalet di caccia e della nave Novara. In un angolo, sul caminetto in marmo nero si può ammirare un bel vaso in porcellana con decorazioni in bronzo. 
Su una consolle ancora una pendola in stile Luigi XV.
Sala XVII e XVIII - Salotti cinese e giapponese.
Locali riservati agli uomini per fumare e discutere. Arredati con mobilio e suppellettili di provenienza orientale in parte acquistati personalmente da Massimiliano. Le pareti sono sontuosamente ricoperte con seta dipinta a mano nella prima sala 
e seta con ricami in oro e argento nella seconda. I pavimenti sono intarsiati con bambù mentre i due tavoli sono in ebano intarsiati in madreperla.
Sala XIX - Sala Cesare Dell'Acqua.
Così chiamata perché raccoglie alla sue pareti alcuni quadri del pittore istriano Cesare Dell'Acqua, amico di Massimiliano. Di particolare interesse i dipinti che rappresentano la partenza della coppia reale per il Messico, l'offerta della corona del Messico a Massimiliano e la visita dell'Imperatrice Elisabetta (Sissi) a Miramare. Gli altri tre dipinti rappresentano la visita di Leopoldo I d'Asburgo (noto per aver fermato i Turchi alle porte di Vienna) a Grignano, gli argonauti che riprendono il mare alle foci del Timavo e i festeggiamenti di Livia, moglie di Ottaviano, in una villa a Grignano. Sul soffitto un dipinto che ritrae Massimiliano circondato da figure allegoriche. Il busto dell'Arciduchessa Sofia, madre di Massimiliano e di Francesco Giuseppe, fa mostra di se su un piedistallo. I mobili in ebano ed avorio ed il tavolo accostato alla parete sono di fattura toscana.
Sala XX - Sala del trono.
E' questa la sala più imponente e sfarzosa del castello. Le pareti sono alte il doppio rispetto alle altre sale e ospitano due enormi quadri: l'albero genealogico della famiglia d'Asburgo-Lorena con i rappresentanti della casa asburgica circondati da una sorta di aureola dorata mentre i componenti della famiglia Lorena hanno l'aureola argentata 
e di fronte "Il trionfo di Carlo V" da cui Massimiliano si vantava di essere un discendente. 
Altri quadri di minori dimensioni rappresentano alcuni Imperatori d'Austria: Leopoldo II, Giuseppe II figlio di Maria Teresa, quest'ultima e Francesco I.  Nella parte alta, altre tele ritraggono alcuni regnanti della casa d'Asburgo. Dal magnifico soffitto gotico pendono undici lampadari. 
Le sedie addossate alle pareti sono in stile barocco tedesco. Alle finestre che guardano verso Grado si notano alcuni cristalli di Boemia colorati.
Sala XXI - Sala dei gabbiani.
Prende il nome dai volatili dipinti sui cassettoni del soffitto che portano nel becco un cartiglio con un motto in latino scritto dallo stesso Massimiliano. Questa era la sala destinata ai pranzi ufficiali. Alle pareti alcuni quadri che ricordano il viaggio di Massimiliano a Smirne, due vedute di accampamenti di zuavi francesi in Messico e due ritratti di donne orientali. Notevoli il grande tavolo in stile '500 toscano e due cassettoni rococò. Dal soffitto pende il lampadario più grande del castello in cristallo di Boemia.
Questa era l'ultima sala visitabile tra quelle ideate da Massimiliano.
Termina così la visita ad uno dei castelli meglio conservati e più sfarzosi d'Europa.
Prima di visitare il parco, diamo ancora qualche sguardo alle strutture esterne dell'edificio.
La fontanella antistante l'atrio d'onore.
Uno sguardo verso l'alto.
Ancora prospettive dal basso ma sul retro del castello.
Altre vedute del castello lato mare.
Un caro saluto.