domenica 16 agosto 2009

Castel Pietra - Sprechenstein


Chi si dirige verso il Brennero provenendo da sud, poco prima di raggiungere la città di Vipiteno, non potrà non notare due castelli che si fronteggiano da posizioni dominanti: sono Castel Pietra e Castel Tasso.
Il primo sorge a destra, molto in alto, dominante sulla strada statale; il secondo dalla parte opposta.
Il colle roccioso sul quale sorge Castel Pietra fu sede di una fortificazione romana.
La conca di Vipiteno ebbe infatti molta importanza per la sua posizione ai piedi del Brennero.
La posizione dominante e la naturale difesa fornita dallo sperone roccioso che si stacca dal monte con un'insellatura, attraverso cui passava l'antico sentiero alto che collegava Trens con la Val di Vizze e con la conca di Vipiteno, prima dell'apertura della strada in fondo valle., facevano del castello un punto di controllo strategico.
Il suo antico nome "Sprechindenstein" (voce nella roccia) allude quasi certamente al fenomeno che si ripercuoteva dal versante della montagna retrostante, interpretata come la voce di forze magiche o divine.
Il castello viene nominato per la prima volta solo nel 1241, in piena disputa tra i conti del Tirolo i vescovi di Bressanone, quale feudo tirolese affidato alla famiglia Trautson. Nel 1241, infatti, venne stipulato un trattato di pace tra i contendenti che prevedeva lo smantellamento di tutti i castelli edificati nel corso della guerra, ma, grazie a clausole particolari, Sprechenstein sfuggì alla distruzione.
L'impianto originario pare essere sorto sopra le rovine di un insediamento altomedievale abbandonato e forse fortificato. Questo spiegherebbe perché il complesso di sia formato su nuclei separati uniti poi da cortine di cinta muraria.
Il nucleo più antico è rappresentato dal mastio cilindrico con una porticina romanica d'accesso a notevole altezza dal terreno.
Il coronamento è a merli guelfi sui quali è stato appoggiato un tetto conico. Attorno al fusto si notano i fori che sorreggevano il ballatoio esterno al quale si accedeva da una piccola porticina con arco a tutto sesto. Qualche anno dopo vennero aggiunti gli edifici residenziali come, ad esempio, quello dell'ala sud-est con il curioso tetto a falda unica dal quale emerge l'abside circolare della cappella di S.Erasmo.
Nell'interno si segnala la presenza di affreschi trecenteschi che testimoniano i lavori eseguiti in epoca gotica, caratterizzati da un notevole slancio verticale. Altri lavori di ricostruzione furono approntati a cavallo fra '400 e '500 con l'ampliamento del blocco sud, trasformato in palazzo. Verso il 1508 venne ampliato e trasformato il settore orientale in ala abitativa per il curatore, abbandonando, forse, il vecchio palazzo sud. Ma il castello perde di importanza, i Trautson vi dimorano saltuariamente. Quando nel 1775 la famiglia si estingue, il maniero passa nei possedimenti dei principi Auersperg che ne sono tuttora i proprietari. Il complesso, in buona parte disabitato, lentamente si deteriora, nel 1824 il tratto sud viene parzialmente demolito. I proprietari operano ripetuti lavori di restauro. Durante la Seconda Guerra Mondiale il castello viene danneggiato dai bombardamenti aerei che miravano al sottostante ponte ferroviario. Intervengono ancora gli Auersperg con intervento decennale. Gravi anche i danni inferti agli interni, al loro arredamento e agli affreschi ornamentali delle pareti e delle sale che il principe Franz Josef Auersperg Trautson è intenzionato a restaurare.
L'interno, purtroppo, non è visitabile, ma il castello merita lo stesso una passeggiata, io ci sono arrivato percorrendo, verso sud, la Statale che esce da Vipiteno. Quando si è sotto la rupe dominata dal castello occorre fare attenzione sulla sinistra ad una segheria; subito dopo si apre uno spiazzo su cui è possibile parcheggiare nei pressi del Gasthof Burgfrieden. Alzando lo sguardo si viene rapiti dal maniero che incombe sulla strada.
Da qui parte, alle spalle di alcune case un sentierino
che, superando un dislivello di 130 metri, porta al maniero. Salendo sul fianco di un pendio erboso, lo sguardo si apre sulla Sterzinger Moos e sul dirimpettaio Castel Tasso;
molte lumache vanno a spasso portandosi dietro i loro "camper".
Il sentiero porta ad una strada bianca che, in piano e in pochi metri, porta al castello.
Qui il silenzio è piacevole e alla base di queste antiche mura passa il brivido di un'eco soffocata dal tempo, una "voce nella roccia" che racconta una leggenda di amore e di morte: la coppia di castellani che viveva a Castel Pietra passava le giornate unita e felice, ma il signore di Castel Tasso,
preso da morbosa e non corrisposta passione per la dama, si appostò sulle mura del suo castello e, durante una passeggiata dei due sposi nel giardino, con una freccia colpì al cuore il marito. Egli morì tra le braccia dell'amata sposa. Ancora oggi, di notte, lo si vede a volte vagare tra le antiche mura con la freccia conficcata nel petto. Ma anche l'assassino non trovò pace e fece una miserevole fine.
Davanti al cancello chiuso,
difeso dall'abbaiare feroce di numerosi cani, si apre l'incomparabile spettacolo della sottostante conca di Vipiteno e di tutta la Val Ridanna sul cui fondo erompono dai ghiacciai le poderose vette delle Stubaier Alpen.
Passeggiata molto suggestiva.

venerdì 5 giugno 2009

Castel del Monte

Castel del Monte sorge su una specie di altopiano calcareo, improvviso, isolato, imponente, misterioso, a 18 chilometri da Andria, nella assolata Puglia.
Forma e posizione lo rendono una presenza imponente e vagamente inquietante che pare celare tra le sue antiche pietre oscuri segreti.
I documenti relativi alla sua costruzione sono scarsi; gli archivi ci consegnano una lettera del 1240 inviata dall'Imperatore Federico II Hohenstaufen al giustiziere della Capitanata, Riccardo di Montefusco, affinché provvedesse alle operazioni di lastricatura del castello. Anche il progetto del maniero risulta privo di paternità anche se alcuni intravedono la mano di Nicola Pisano, altri quella di Riccardo da Lentini e altri ancora sostengono che a ideare la costruzione fu lo stesso Federico II.
Ancora oggi non si conoscono gli scopi per il quale il maniero è stato costruito in quanto si discosta da tutti gli altri edifici coevi. Viene definito "castello" in mancanza di altri termini più adeguati; in effetti la prima impressione che fornisce è proprio quella ma se osserviamo meglio ci accorgiamo che manca un fossato, non ci sono tracce di merlature sugli spalti, il portone d'ingresso è in posizione scarsamente difendibile. Quasi certamente è stato un edificio di corte (alcuni lo hanno definito casino di caccia) che richiama alcune costruzioni islamiche dell'epoca ma se si considera il suo isolamento ci accorgiamo che anche questa ipotesi si dimostra debole.
Con la decadenza del potere imperiale, il maniero subì le stesse vicende passando nelle mani di vari feudatari. 
Nel 1528 fu bombardato dalle artiglierie francesi di Odetto di Foix. 
Venne in seguito usato come rifugio dai nobili durante le epidemie di peste del XVII secolo e come sede dei superstiti scampati alla rivoluzione giacobina del 1799. 
Nel 1876 fu acquistato dallo Stato per 25.000 Lire e sottoposto a una lunga serie di interventi di restauro e recupero. 
Dal 1996 è entrato a far parte del Partimonio dellUmanità, elevato a tale rango dall'UNESCO. 
Questo castello ha la forma di un prisma ottagonale alto 20 metri e largo 40. Gli angoli sono dotati di otto torri ottagonali larghe 8 metri; il cortile interno è ottagonale anch'esso con una larghezza di 17 metri e al suo interno vi era una vasca sempre ottagonale. 
La costruzione è divisa in due piani ciascuno dei quali ha otto stanze di forma trapezoidale Il castello, fino al 1897 era circondato da una cortina ottagonale. E', in sostanza, la celebrazione del numero otto e dei significati più o meno esoterici legati a tale numero. 
Un nugolo di studiosi si è divertito a trovare analogie, simbolismi, somiglianze, peculiarità matematiche, astronomiche, geometriche e coincidenze in molti campi dello scibile umano. 
Lo studioso Aldo Tavolaro sostiene che il singolare edificio sia stato concepito come "emblema materiale di una conoscenza raffinata e vastissima". Il castello sarebbe un colossale gnomone solare.
Non aspettatevi di trovare, all'interno del castello, ambienti affrescati e riccamente arredati. Le traversie subite dal vecchio edificio ce lo consegnano spoglio ma ricco di suggestioni. Il portale d'ingresso è forse l'elemento più "artistico" e unisce elementi gotici e classici. 
Accedendo al maniero troviamo una cosa incomprensibile: dalla sala di ingresso si deve obbligatoriamente accedere ad una stanza laterale e solo da quest'ultima è possibile accedere al cortile centrale da cui un percorso obbligato ci porta a visitare gli altri ambienti. 
Se siamo attenti, noteremo altri particolari che "rovinano" la perfezione geometrica di questo capolavoro. Ad esempio non tutte le torri hanno le scale a chiocciola di accesso ai piani superiori 
e quelle che le hanno non sono simmetriche; ancora, al primo piano le sale prendono luce da finestre che a volte sono a bifora 
e a volte a trifora. 
Nelle sale possiamo solo citare alcune belle lunette e mensole ornate con teste di satiri. Nell'ottava sala al pianterreno (l'ultima che si incontra visitando gli ambienti in senso antiorario dall'ingresso) si trovano i pochi resti di un pavimento musivo. Il disegno originale, secondo quanto si può desumere, era costituito da un quadrato "magico" posto al centro e circondato da stelle a sei punte risultanti dalla sovrapposizione di due triangoli equilateri, uno con il vertice rivolto verso l'alto (rappresentante il Sole, il fuoco e l'uomo) e uno con in vertice in basso (la Luna, l'acqua e la donna). Queste stelle di Davide sono anche definite "sigilli di Salomone". Pare che, visitando questa sala, numerose persone particolarmente sensibili, siano state colpite da malori misteriosi. Dopo aver registrato la mia "insensibilità" alle stelle magiche e quindi essere uscito incolume da questi ambienti, salgo fino al terrazzo (recentemente rifatto) da cui è possibile godere di uno splendido panorama delle Murge fino al Gargano.

mercoledì 27 maggio 2009

Il Castello di Duino


A partire dall'899 e fino all'anno 1000 gli Ungheri, feroci arcieri mongoli, dilagavano per la pianura friulana compiendo sanguinose scorrerie. I regnanti dell'epoca si preoccuparono allora di fortificare il Friuli con la costruzione di castelli infeudati ai loro vassalli tedeschi così come fecero anche il Patriarca di Aquileia ed il Vescovo di Trieste al fine di costituire un minimo di difesa per proteggere i loro feudi. 
Così come successe per il Castello di S. Servolo, fu, probabilmente, in questo contesto storico che sorse il Castello Vecchio di Duino a 40 metri di altezza su uno sperone roccioso 500 metri ad occidente dell'attuale maniero, quasi alle foci del Timavo. 
Dai suggestivi ruderi sopravvissuti al tempo e all'uomo si deduce che il vecchio castello fosse costituito da una torre quadrata di due o tre piani, con scale in legno che adducevano ai livelli superiori, circondata da mura merlate che seguivano il margine della rupe. 
In un angolo c'erano una cisterna per l'acqua piovana, una costruzione in muratura quasi del tutto distrutta e quasi certamente delle tettoie in legno per riparare gli animali. La rupe era collegata alla terraferma da una stretta cresta di roccia delimitata da un muro che rendeva ancora più angusto il passaggio. E' evidente come questa rocca, concepita in modo spartano e su una superficie limitata, fosse imprendibile.
Incerte sono le notizie sui Signori di Duino che pare fossero feudali del Marchese d'Istria prima e del Patriarca di Aquileia poi. I Duinati non avevano grossi titoli nell'aristocrazia dell'epoca ma crebbero di importanza fino a possedere un vasto terreno carsico che si spingeva fino a Fiume.
La storia ci consegna Ugone VI di Duino, personaggio carismatico e avventuriero. 
Dopo essere stato Capitano dei Conti di Gorizia, nel 1366 divenne feudale e Capitano dei Duchi di Asburgo. La sua storia si intreccia spesso con quella di Trieste della quale Ugone era un vicino pericoloso ma prezioso. Infatti, durante l'assedio posto alla città dai Veneziani nel 1369, Ugone inviò in soccorso 40 cavalieri che condussero azioni di disturbo in Istria per alleggerire la pressione su Trieste. L'anno successivo, quando la città, oramai allo stremo, offrì dedizione ai Duchi d'Austria per non cadere nelle mani dei Veneziani, Ugone mise a disposizione degli Asburgo ben cento cavalieri con seguito di paggi, fanti e palafrenieri. Quando, nel 1382, Trieste si diede definitivamente all'Austria di Leopoldo, Ugone fu nominato Capitano della città e mantenne la carica fino alla sua morte (1391). Nel 1389 ottenne dal Duca Alberto d'Austria il permesso di erigere il nuovo castello.
Alla sua morte castello e feudo passarono alla famiglia dei Walsee cui apparteneva Romberto che sposò la figlia di Ugone, Cattarina. Fu questa potente famiglia Sveva, fedele agli Asburgo, che terminò di edificare il nuovo castello nel XIV sec. sulle rovine di un avamposto romano.
Le primitive strutture del nuovo castello sono pressoché scomparse.
Nel 1470 resistette ad un cruento assalto dei Turchi.
Nel 1472 i Walsee cedettero il castello all'Imperatore Federico III d'Asburgo. Nel 1508 i Veneziani si impossessarono del castello che ritornò tra i possedimenti della Casa d'Austria quando l'Imperatore Massimiliano lo riconquistò e ne fece la sede per il suo Capitano. Entrarono così nel castello gli Hoffer. Con la morte di Mattia Hoffer in battaglia nel 1587, il castello passa a Raimondo VI della Torre che ne sposa la figlia Ludovica e, alla morte di questa, la sorella Chiara.
Il nuovo signore faceva parte di una potente famiglia lombarda di banchieri che deteneva il monopolio del servizio postale nell'Impero. Un ramo di questa famiglia è tuttora proprietario del Castel Tasso di Vipiteno che ho visitato recentemente e di cui scriverò in altro post.
Nel 1653 il castello diventa interamente proprietà dei Torriani quale riscatto per un grosso prestito fatto all'Imperatore. Il feudo che ne dipendeva era piuttosto ampio con una sessantina di villaggi carsici.
Nel 1783 moriva l'ultimo dei Torriani senza lasciare eredi maschi. La figlia sposava il Principe di Hohenlohe e il castello passò ancora di mano per circa un secolo quando la Contessa Maria di Hohenlohe convince il marito, Principe Alessandro di Torre e Tasso ad acquistarlo dalla suocera.
Alla fine dell'800, quindi, il vessillo dei Torriani tornava a sventolare sull'antica torre romana. A questa famiglia si devono i più imponenti lavori di ristrutturazione del castello che, soprattutto nel XVII secolo, trasformarono il maniero da edificio bellico in dimora principesca.
Il prestigio della famiglia nel corso dei secoli fu accresciuto dalle unioni con le più importanti casate europee: dai Gonzaga di Mantova ai reali di Grecia e Danimarca; dai Bonaparte agli Zar di Russia e ai reali d'Inghilterra. 
Nel 1917 il castello subì un pesante bombardamento da parte delle artiglierie italiane che distrussero buona parte dei suoi antichi edifici. Negli anni Venti venne ricostruito rispettando la sua architettura originale.
Parte delle scuderie e delle foresterie è stato ceduto al Collegio del Mondo Unito dell'Adriatico.
Come ogni castello che si rispetti, anche Duino ha una leggenda da raccontarci, una leggenda legata al vecchio maniero. 
La leggenda della Dama Bianca. Quest'ultima era la sposa di un signore crudele e violento che, un giorno, in un impeto di collera, la scagliò giù dalle mura del vecchio castello. Ma il Cielo non permise che la sventurata si sfracellasse sulle sottostanti rocce e la trasformò in pietra. Alla base della rupe c'è, difatti, ben visibile dal mare, una roccia dalle forme di donna velata in atteggiamento mesto. 
La leggenda continua raccontando che alcune notti la Dama Bianca si rianimi e vaghi disperata per i ruderi del castello cercando la culla del suo bambino.
Un'altra storia è legata allo scoglio di Dante che si trova nell'insenatura tra il vecchio ed il nuovo castello e che, con la bassa marea, si raggiunge per mezzo di una stretta lingua di roccia. 
Pare che su questo scoglio venisse a meditare il sommo poeta nel periodi in cui sarebbe stato ospite dei Signori di Duino.
Mentre del soggiorno di Dante non v'è certezza, un fisico riporta nel 1764 una curiosa notizia. Sulla torre del vecchio castello c'era un fante di guardia che aveva il compito di avvistamento dei battelli che accedevano al canale del Timavo e di segnalazione delle tempeste. Quando queste ultime si manifestavano in lontananza, la sentinella suonava una campana per avvisare naviganti e contadini. Un giorno la sentinella con la punta della sua alabarda toccò inavvertitamente il filo metallico che azionava la campana sprigionando una scintilla. Al fenomeno assistette per caso un monaco del Convento dei Serviti che, dopo aver riflettuto sul fenomeno, ideò una sorta di rudimentale stazione meteorologica. Sulla torre pose un'asta di ferro appuntita. Di tanto in tanto la sentinella avvicinava la sua alabarda alla punta in ferro; se tra queste due si creava una scintilla era segno di una imminente tempesta e doveva dare l'allarme. 
Ma torniamo alla storia più o meno contemporanea. 
Alla fine del XIX secolo due donne di notevole spessore, Teresa Thurn-Hofer Valsassina e sua figlia Maria von Thurn und Taxis, aprirono il salotto del castello ai migliori nomi dell'arte e della cultura europea contemporanea. E così furono ospiti di Duino i compositori Johann Strauss e Franz Liszt; la Principessa Elisabetta d'Austria (Sissi), L'Arciduca Massimiliano d'Asburgo e sua moglie la Principessa Carlotta del Belgio (proprietari del vicino Castello di Miramare), l'Arciduca Francesco Ferdinando d'Austria poco prima di andare incontro al suo tragico destino a Sarajevo, poeti e scrittori come Mark Twain, Gabriele D'Annunzio, Paul Valéry, Hugo von Hofmannsthale e Rainer Maria Rilke di cui ho già parlato in occasione della visita del sentiero che porta il suo nome. Più recentemente il Principe Raimondo della Torre e Tasso ha ospitato celebri scienziati del vicino Centro di Fisica Teorica di Miramare e, inoltre, il Principe Carlo del Galles e l'Arciduca Otto di Asburgo. Raimondo è stato un personaggio emblematico del suo tempo; idealista e cosmopolita, per primo nell'Adriatico, issò sul suo castello la bandiera dell'Europa Unita e fu uno dei fondatori del già citato Centro di Fisica Teorica di Miramare e del Collegio del Mondo Unito dell'Alto Adriatico.
Il castello oggi è la residenza del terzo Duca di Castel Duino, Carlo Alessandro della Torre e Tasso (Von Thurn und Taxis), che lo ha aperto alle visite 
e ad eventi sociali insieme al magnifico parco con i suoi viali romantici 
decorati con statue e sculture d'epoca, fontane,
terrazze e spalti aperti sull'immensità del mare. 
Le informazioni sugli orari e su come arrivarci le potete trovare nel sito ufficiale del castello.
L'edificio si presenta come una costruzione composita e massiccia, entrando nel cortile del castello 
colpisce subito la svettante torre cinquecentesca cha conserva intatta la sua struttura bimillenaria come attesta la lapide commemorativa di una visita dell'Imperatore Diocleziano nel III sec. d.C.
All'interno del maniero sono visitabili 15 sale con gli arredi, i quadri, gli oggetti preziosi, i libri 
e i ricordi raccolti per secoli che gli conferiscono un'atmosfera elegante e calda.
Il percorso della visita, che dura un'ora e mezza, dà modo di ammirare anche il prezioso pianoforte di Listz.
Un capolavoro di architettura è la scala del Palladio.
Veramente suggestivo è il panorama che si gode dall'alto della torre 
che spazia a 360 gradi dal Carso al mare.
Nella visita al castello è possibile visitare anche il bunker che ha una superficie di 400 mq. per una profondità di 18 mt. 
Fu costruito nel 1943 dall'Organizzazione TODT per la Kriegsmarine tedesca a difesa della base di Sistiana contro un eventuale sbarco alleato. La Venezia Giulia faceva parte della zona di operazioni "Adriatisches Kustenland". Nel 1944 la base di Sistiana accolse la "Kleinkampfmittel Flottille 411" con i suoi sottomarini tascabili Molch (Tritone). Molti abitanti locali, prima che il bunker fosse armato di cannone, si rifugiavano all'interno quando scattava l'allarme per i bombardamenti. Dal 1945 al 1954, il bunker ospitò un deposito carburanti dell'Esercito Inglese. Dal 2006 è stato aperto al pubblico a testimonianza di quei tragici anni.

lunedì 25 maggio 2009

La Torre Apponale di Riva del Garda


La torre Apponale, simbolo di Riva del Garda, s’innalza per 34 metri sul lato est di piazza III Novembre; fu costruita nel XIII secolo con conci in pietra di diverse dimensioni a guardia del porto e della piazza, centro antico di commerci e fiere. Faceva parte della difesa principale della città insieme alla Rocca con la quale, pare, sia stata collegata da una galleria che passava sotto il lago. La torre fu sopraelevata nel 1.555.
Negli anni Venti del secolo scorso la torre fu interessata da modifiche strutturali che portarono a sostituire l’antica copertura a cipolla della torre, di ispirazione nordica che ricordava i tetti dei campanili del nord Europa, con l’attuale tetto. 
Dal 2002, dopo un restauro completo, è possibile ripercorrere da marzo a ottobre i 165 scalini che conducono alla sommità. 
Dalla cella campanaria  si dominano le geometrie della piazza che delimita il molo, la città di Riva e le acque azzurre del Garda.  
Splendida è anche la vista sul dirimpettaio gruppo della Rocchetta.